Perché?

Noi crediamo che sia socialmente rilevante e arricchente che una madre e/o un padre che abbiano ricevuto un’esperienza positiva dall’essere sostenuti nella propria genitorialità – ovviamente in maniera differente (una madre necessita di conforto spirituale e informativo, un padre ha spesso bisogno di comprendere la praticità della propria funzione) – , possano offrirsi a loro volta per sostenere altre famiglie e compiere, così, un servizio alla società.
Il rischio, infatti, oggigiorno, è quello che le neo-famiglie prese dall’iniziale entusiasmo, possano invece sentirsi chiuse in una morsa d’indecisione (“Latte materno? Quando? Per quanto?”, “Dove dormiamo? E che fine fa la nostra coppia?”, “Perché piange? Non siamo capaci?”) e brancolanti in un buio zeppo di consigli spesso discordanti tra loro.

A volte la neo-mamma si ritrova sola ad affrontare allattamento e cura della propria creatura, mentre il papà, ovviamente, deve tornare a lavorare. La coppia ne risente e, non preparata in modo adeguato, non sostenuta realmente, potrebbe perdere il piacere della condivisione familiare. I risultati di questa situazione sono molteplici: gli allattamenti vengono abbandonati, le notti sono spesso insonni e provocano tensioni e stanchezze, la solitudine spinge al “confronto” solo sui social network e spesso la mamma si rifugia in metodi di cura che sono molto distanti dalla fisiologia.